Mi presento, sono Michela e sono uno strumento divino. Vuol dire che suono la musica che sceglie qualcun altro. Sarebbe stato bello avere vita facile, ma invece no. Quello che oggi chiamo dono, l’ho sempre creduto una condanna.
Io sento, sento quello che provi, sento se trattieni qualcosa, sento se hai paura, sento un sacco di cose e vedo. Io vedo. Vedo quello che ho davanti a me, ma vedo anche quello che non c’è, però c’era o ci sarà.
Vedo le ferite antiche, i blocchi che si trascinano dal passato e quel bambino interiore che urla per essere visto, anche dietro la vita dell’adulto apparentemente più realizzato.
Io vedo tanto e sento tantissimo, però sto zitta e chiudo gli occhi. Sono un essere umano, mi dico, e invece no, o meglio, sì e no.
Sono un essere umano divino, come tutti, come tanti, solo che io lo so, so chi sono, so cosa posso fare, so come posso aiutare. Io posso aiutare tanto, tanti, in tante situazioni. Io posso aiutare a prevenire, posso aiutare a guarire, ma non dalle malattie, a guarire dal non ricordare chi sei.
Perché ho visto che se non ricordi chi sei, ti puoi ammalare, il corpo te lo dice, ti indica una strada nuova, ma tu non la sai interpretare, e allora io sono l’interprete.
Perché se non ricordi chi sei, continui a pensare di essere quella che i tuoi genitori hanno voluto che tu fossi, o la scuola, gli amici, i generici altri.
Ma io ti vedo, vedo la tua essenza oltre i condizionamenti e se ti accompagno a ricordarla, tu puoi essere te, per davvero.
Perché se non ricordi chi sei, vivi una vita di equivoci, paure e incertezze, ma se io ti guido a scoprire chi sei, allora la direzione si fa più chiara e le incertezze fanno meno paura.
Perché se non ricordi chi sei, quando diventi genitore ti perdi nei trigger di un bambino che diventa uno specchio e state male in tre, tu, il tuo bambino e l’altro genitore. Ma se ti aiuto a fare chiarezza e a liberarti dal tuo passato, il presente lo vivi con più leggerezza.
Ecco chi sono, un cartello stradale, ti indico dove sei, ti indico come arrivare a te, ti accompagno anche.
E poi ti do una bussola, una cartina, che ti permette di non perderti più. Io sono Michela, ma principalmente io sono.



