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  • Mamma Reiki nasce anche da qui

    Mamma Reiki nasce anche da qui

    Oggi ho ricevuto il messaggio di una mamma meravigliosa che deve interrompere il percorso con me perché non ha nessuno che può tenerle la bambina.

    Ho provato emozioni diverse quando ho letto le sue parole.

    Un grande dispiacere, perché so che la maternità è praticamente tutta sulle sue spalle e sapere che non può beneficiare neanche di una o due ore alla settimana per stare con se stessa mi fa stare male.

    So cosa significhi sentirsi sole anche quando un compagno c’è, ma la vita lavorativa lascia pochissimo spazio alla condivisione familiare.

    Mi sono sentita ritardataria con il mio progetto, perché Mamma Reiki ha l’obiettivo di accogliere le mamme e permettere loro di rilassarsi, mentre nella stanza accanto c’è chi si occupa di intrattenere i bambini, ma al momento non sono strutturata. Quanto vorrei essere già pronta!

    Mi è salita un po’ di rabbia, perché spesso quando una donna diventa mamma è costretta a fare delle rinunce, come se il figlio fosse solo suo, e questa situazione è più frequente di quanto si pensi.

    Mamma Reiki nasce anche da qui, dalla mia esperienza, in primis, e dal desiderio che una mamma possa sentirsi accolta, sostenuta e libera di prendersi finalmente uno spazio per sé senza sentirsi sola o giudicata.

  • Poi torno a casa.

    Poi torno a casa.

    La gravidanza per me è una benedizione.

    Sono connessa al mio corpo, lo ascolto, so cosa mangiare e cosa no.

    Abbandono il caffè e la carne rossa, bevo tantissima acqua con il limone, faccio yoga sia a lezione che a casa, faccio reiki a me e alla bambina, meditazioni di connessione con la piccola e visualizzazioni per prepararmi al parto.

    Mi vedo bellissima, la mia pelle è radiosa e anche i miei capelli sembrano più lucenti.

    Leggo moltissimi libri di psicologia, pedagogia, nutrizione e maternità.

    Entro in un gruppo Facebook di pannolini lavabili e inizio a cucire mussole e lenzuolini.

    Sono lanciatissima, felice, emozionata, wow!

    Il parto va esattamente come l’avevo visualizzato.

    Partorisco in ginocchio assecondando le esigenze del mio corpo.

    Le tecniche di respirazione apprese mi sono utilissime, non passo neanche per la sala travaglio.

    La bimba ha deciso di nascere 15 giorni prima della data presunta e l’ha fatto anche velocemente. Insomma, sembra una normalissima, banalissima storia ma poi saluto l’ospedale e torno a casa…

    È sabato.

    Al mio rientro trovo le teglie unte e puzzolenti di grasso lasciate dal mio compagno che si era cucinato le salsicce il giorno prima.

    Diciamo che mi aspettavo un rientro meno odoroso. Vabbè, le stoviglie si lavano.

    Mentre mi sistemo sul letto con la piccola addosso e faccio programmi per la settimana, lui mi dice: “lunedì torno al lavoro.”

    E io che pensavo di averlo a casa almeno la prima settimana dopo il parto, mi sento crollare il mondo addosso.

    Gelo nelle vene.

    Piango.

    Mi dice che ci sono problemi e non ha alternative.

    Piango.

    Mi dice che tornerà a casa la sera, prima che può.

    Piango.

    Piango e mi chiedo come farò.

    È il 4 dicembre. Il condominio è una tomba. Io non guido perché ho i punti che fanno ancora male.

    Familiari non pervenuti. Amici impegnati o troppo lontani. A parte Flavia, che avrebbe fatto più di 300 km pur di aiutarmi e che avrà sempre un posto speciale nel mio cuore.

    Mi dico che se mi è capitata questa situazione è perché posso sostenerla.