Autore: michelapierallini

  • Mamma Reiki nasce anche da qui

    Mamma Reiki nasce anche da qui

    Oggi ho ricevuto il messaggio di una mamma meravigliosa che deve interrompere il percorso con me perché non ha nessuno che può tenerle la bambina.

    Ho provato emozioni diverse quando ho letto le sue parole.

    Un grande dispiacere, perché so che la maternità è praticamente tutta sulle sue spalle e sapere che non può beneficiare neanche di una o due ore alla settimana per stare con se stessa mi fa stare male.

    So cosa significhi sentirsi sole anche quando un compagno c’è, ma la vita lavorativa lascia pochissimo spazio alla condivisione familiare.

    Mi sono sentita ritardataria con il mio progetto, perché Mamma Reiki ha l’obiettivo di accogliere le mamme e permettere loro di rilassarsi, mentre nella stanza accanto c’è chi si occupa di intrattenere i bambini, ma al momento non sono strutturata. Quanto vorrei essere già pronta!

    Mi è salita un po’ di rabbia, perché spesso quando una donna diventa mamma è costretta a fare delle rinunce, come se il figlio fosse solo suo, e questa situazione è più frequente di quanto si pensi.

    Mamma Reiki nasce anche da qui, dalla mia esperienza, in primis, e dal desiderio che una mamma possa sentirsi accolta, sostenuta e libera di prendersi finalmente uno spazio per sé senza sentirsi sola o giudicata.

  • Il corpo parla sempre

    Il corpo parla sempre

    Piedi piatti, tonsilliti, eruzioni cutanee, afonia, noduli alle corde vocali, mestruazioni dolorose, cisti ai polsi, sciatalgia, ernia al disco, sono tutti ricordi del mio percorso di vita e credo di non averli neanche scritti tutti.

    Sono certa di essermi dimenticata qualcosa, ma non importa, perché il motivo per cui sto scrivendo non è stilare un elenco.

    Ho avuto la fortuna di pormi sempre molte domande e avere sempre tanti dubbi, perciò ho iniziato presto a interessarmi ai disturbi che avevo, a cercare delle risposte, a osservarmi e osservare il contesto in cui vivevo e crescevo.

    La tonsillite non arrivava a caso, la pelle non aveva sfoghi casuali, l’afonia non era sfortuna, ogni problema che si manifestava – allora lo chiamavo problema, oggi lo chiamo opportunità – aveva motivo di esserci.

    Perché viene la tonsillite? Eh, c’è un’infezione virale o batterica, ok, ma perché proprio a me, sempre nello stesso modo, sempre nello stesso periodo?

    Come le allergie, c’è chi ogni anno cerca soltanto di spegnere il sintomo senza chiedersi cosa il corpo stia cercando di comunicare.

    Oggi ho 49 anni, non soffro di dolori mestruali, non soffro di sciatalgia, non ho più l’ernia al disco e il mio medico dice che sono un’aliena.

    Invece sono solo una master reiki testarda che non ha mai abbandonato il suo percorso di ricerca e comprensione e ora accompagna altre persone a conoscersi per stare meglio.

  • Sono diventata mamma e ho dimenticato di essere Master Reiki

    Sono diventata mamma e ho dimenticato di essere Master Reiki

    È lunedì, prima settimana a casa. Inizia il mio percorso di pianti, solitudine e conflitti interiori.

    L’allattamento va benissimo ed è un momento indescrivibile e meraviglioso, ma non è UN momento, è praticamente ogni momento della giornata e della notte.

    La mia piccola non dorme mai. Si addormenta quando per me è impossibile chiudere gli occhi, tipo in giro con il passeggino.

    Inizio a sentire la mancanza di un sonno ristoratore.

    La piccola ha bisogno di tanto contatto, perciò acquisto la fascia migliore che abbia mai provato, la fascia Porto, e inizio a fare mamma canguro.

    Sono felice, piano piano io e la bimba troviamo il nostro equilibrio, ma io non trovo il tempo e il modo per riposare.

    Il mio compagno la mattina prima di uscire entra in camera a salutarmi e sbaglia, perché se per caso sono riuscita ad addormentarmi e mi sveglia, non recupero quell’attimo.

    Continua a salutarmi senza rendersi conto di quanto quel suo gesto d’amore e gentilezza sia deleterio per me.

    Finalmente una mattina, presa dallo sconforto, glielo dico in malo modo, e smette.

    Ho il congelatore pieno di vaschette che ho preparato durante la gravidanza, ma non sempre ho il tempo di scongelarmi qualcosa. Per fortuna ho anche lattine di sgombro e legumi già cotti. La spesa la fa il mio compagno, perché ancora non guido e non ho negozi accanto a casa.

    Quando lui rientra dal lavoro mi piacerebbe riuscire a dormire, ma continua a farmi domande. “Vuoi la pasta? Quale formato preferisci? Quale pentola uso? Quale sugo vuoi?” Lo tratto male, non riesco a farne a meno. Sono nevrotica, sento che le notti in bianco iniziano a trasformarmi. Ho urgenza di riposare e lui non lo comprende.

    Entro nel ciclo dei pianti, per i più svariati motivi.

    Piango per sfogarmi.

    Piango perché accuso moltissimo la solitudine.

    Piango perché sono molto stanca, ho bisogno di dormire e non lo posso fare neanche quando c’è lui.

    Piango perché mi sento stupida a piangere. So che non risolvo nulla, ma le lacrime scendono in autonomia.

    Piango perché ho paura che la mia piccola senta tutta la mia frustrazione.

    Sono diventata mamma e ho dimenticato di essere master reiki, ma il reiki è la mia unica fonte di sostegno e per fortuna c’è.

  • Poi torno a casa.

    Poi torno a casa.

    La gravidanza per me è una benedizione.

    Sono connessa al mio corpo, lo ascolto, so cosa mangiare e cosa no.

    Abbandono il caffè e la carne rossa, bevo tantissima acqua con il limone, faccio yoga sia a lezione che a casa, faccio reiki a me e alla bambina, meditazioni di connessione con la piccola e visualizzazioni per prepararmi al parto.

    Mi vedo bellissima, la mia pelle è radiosa e anche i miei capelli sembrano più lucenti.

    Leggo moltissimi libri di psicologia, pedagogia, nutrizione e maternità.

    Entro in un gruppo Facebook di pannolini lavabili e inizio a cucire mussole e lenzuolini.

    Sono lanciatissima, felice, emozionata, wow!

    Il parto va esattamente come l’avevo visualizzato.

    Partorisco in ginocchio assecondando le esigenze del mio corpo.

    Le tecniche di respirazione apprese mi sono utilissime, non passo neanche per la sala travaglio.

    La bimba ha deciso di nascere 15 giorni prima della data presunta e l’ha fatto anche velocemente. Insomma, sembra una normalissima, banalissima storia ma poi saluto l’ospedale e torno a casa…

    È sabato.

    Al mio rientro trovo le teglie unte e puzzolenti di grasso lasciate dal mio compagno che si era cucinato le salsicce il giorno prima.

    Diciamo che mi aspettavo un rientro meno odoroso. Vabbè, le stoviglie si lavano.

    Mentre mi sistemo sul letto con la piccola addosso e faccio programmi per la settimana, lui mi dice: “lunedì torno al lavoro.”

    E io che pensavo di averlo a casa almeno la prima settimana dopo il parto, mi sento crollare il mondo addosso.

    Gelo nelle vene.

    Piango.

    Mi dice che ci sono problemi e non ha alternative.

    Piango.

    Mi dice che tornerà a casa la sera, prima che può.

    Piango.

    Piango e mi chiedo come farò.

    È il 4 dicembre. Il condominio è una tomba. Io non guido perché ho i punti che fanno ancora male.

    Familiari non pervenuti. Amici impegnati o troppo lontani. A parte Flavia, che avrebbe fatto più di 300 km pur di aiutarmi e che avrà sempre un posto speciale nel mio cuore.

    Mi dico che se mi è capitata questa situazione è perché posso sostenerla.