È lunedì, prima settimana a casa. Inizia il mio percorso di pianti, solitudine e conflitti interiori.
L’allattamento va benissimo ed è un momento indescrivibile e meraviglioso, ma non è UN momento, è praticamente ogni momento della giornata e della notte.
La mia piccola non dorme mai. Si addormenta quando per me è impossibile chiudere gli occhi, tipo in giro con il passeggino.
Inizio a sentire la mancanza di un sonno ristoratore.
La piccola ha bisogno di tanto contatto, perciò acquisto la fascia migliore che abbia mai provato, la fascia Porto, e inizio a fare mamma canguro.
Sono felice, piano piano io e la bimba troviamo il nostro equilibrio, ma io non trovo il tempo e il modo per riposare.
Il mio compagno la mattina prima di uscire entra in camera a salutarmi e sbaglia, perché se per caso sono riuscita ad addormentarmi e mi sveglia, non recupero quell’attimo.
Continua a salutarmi senza rendersi conto di quanto quel suo gesto d’amore e gentilezza sia deleterio per me.
Finalmente una mattina, presa dallo sconforto, glielo dico in malo modo, e smette.
Ho il congelatore pieno di vaschette che ho preparato durante la gravidanza, ma non sempre ho il tempo di scongelarmi qualcosa. Per fortuna ho anche lattine di sgombro e legumi già cotti. La spesa la fa il mio compagno, perché ancora non guido e non ho negozi accanto a casa.
Quando lui rientra dal lavoro mi piacerebbe riuscire a dormire, ma continua a farmi domande. “Vuoi la pasta? Quale formato preferisci? Quale pentola uso? Quale sugo vuoi?” Lo tratto male, non riesco a farne a meno. Sono nevrotica, sento che le notti in bianco iniziano a trasformarmi. Ho urgenza di riposare e lui non lo comprende.
Entro nel ciclo dei pianti, per i più svariati motivi.
Piango per sfogarmi.
Piango perché accuso moltissimo la solitudine.
Piango perché sono molto stanca, ho bisogno di dormire e non lo posso fare neanche quando c’è lui.
Piango perché mi sento stupida a piangere. So che non risolvo nulla, ma le lacrime scendono in autonomia.
Piango perché ho paura che la mia piccola senta tutta la mia frustrazione.
Sono diventata mamma e ho dimenticato di essere master reiki, ma il reiki è la mia unica fonte di sostegno e per fortuna c’è.
