La tiroide mi ha costretta a farmi delle domande

Una persona in un gruppo facebook di cui faccio parte, chiede consiglio per evitare di prendere un farmaco prescritto dal medico per l’ipotiroidismo.

Avvio così una conversazione con qualche membro che le risponde.

C’è chi dice di seguire ciecamente il medico perché la medicina fa miracoli, c’è chi dice di usare integratori naturali, c’è chi consiglia di togliere determinati cibi dalla dieta, c’è chi fa il nome di un professionista di fiducia e poi ci sono io, che credo nella medicina integrata.

Che credo che una cosa non escluda l’altra ma è importante tornare ad ascoltarci, ascoltarci davvero, dentro, nel profondo.

Perché il farmaco può servire ma è importante anche capire dove si origina il problema.

La tiroide è bizzarra perché spesso si manifesta quando c’è già un altro problema in corso di cui non siamo a conoscenza.

“È la comunicazione” dice qualcuno collegandosi al chakra della gola. Può essere, ma non basta.

Quando qualche anno fa ho sentito le forze al minimo e l’umore altalenante, sono andata a fare le analisi del sangue e ho scoperto un’ipotiroidismo subclinico.

Ho preso gli integratori che il medico mi ha prescritto ma ho anche fatto una valutazione energetica su me stessa per capire dove fosse realmente il problema di cui la tiroide mi stava informando.

Ora non sto qui a indicare le varie parti del corpo coinvolte ma il succo del discorso era che non stavo esprimendo la mia creatività.

Che fare solo la mamma e gestire la casa mi stava risucchiando nel vortice della tristezza e della demotivazione. Avevo bisogno di studiare, di scrivere, di strutturare i miei progetti.

Ho parlato con il mio compagno di questa mia difficoltà e fortunatamente ha accolto subito le mie esigenze, ci siamo accordati su come dividerci i compiti familiari, di qualunque tipo e la mia energia è tornata a fluire.

Questo per dire che va bene occuparsi del sintomo ma diventa una prigione se non andiamo anche a cercare le cause che l’hanno provocato.