Autore: michelapierallini

  • Comprendo e chiudo la porta

    Comprendo e chiudo la porta

    Il non detto in una relazione divide più di ogni altra parola. Un’offesa, un’esternazione colorita, una litigata, almeno tirano fuori il nodo, mettono in luce il sommerso. C’è sempre tempo per fare “la pace”.

    Ma il non detto, che resta lì come un pasto indigesto, nascosto, pronto a uscire dopo mesi, anni, è qualcosa a mio avviso di terribile, perché nel frattempo ha creato un marciume silente. Che schifo. Il non detto fa parte dell’immaturità.

    “Non te lo dico, perché non mi prendo la responsabilità delle mie azioni, di me stesso, e do la colpa a te, di tutto. Do la colpa a te mentre osservo come ti muovi, come cammini, come procedi, come mordi la vita, mentre io resto spettatore passivo. Non vivo, ma sopravvivo.”

    E quando si sceglie di non parlare, di non chiarire, di restare nel risentimento, quel malessere non resta confinato dentro di noi. Tocca inevitabilmente anche chi ti sta accanto.

    Errore, grande errore.

    Finiscono le relazioni dove non si parla, che siano di coppia, di amicizia o di lavoro.

    Questi giochini non fanno più parte della mia vita. Una volta comprendevo e andavo avanti.

    Ora comprendo e chiudo la porta. Proteggo la mia energia, proteggo me.

    Intorno voglio solo limpidezza, maturità e chiarezza.

    Non è più tempo di perdere tempo. E neanche energia.

  • Bagno di latte

    Bagno di latte

    Che meraviglia l’allattamento! L’attacco è perfetto e tutto va alla grande.

    Peccato che io non sappia un bel niente di come funziona la montata lattea, la regolazione, l’ingorgo e tutto quello che riguarda questo incredibile scambio di nutrimento e amore con la mia piccola appena arrivata.

    Una volta a casa mi trovo con i rubinetti aperti e bagnata di latte fino alle ginocchia.

    Chissà perché certe cose si devono scoprire così, un po’ come le mestruazioni, per quanto mi riguarda. Quando le ho avute la prima volta, mi dissero che ero diventata signorina, ma nessuno mi spiegò cosa stava accadendo al mio corpo, come e perché.

    Lo stesso accade ora, per l’allattamento.

    Per fortuna ho letto molti libri durante la gravidanza, ma non ricordo di aver trovato descritti tutti i disagi che una mamma può trovarsi a vivere quando è fuori casa durante il primo periodo post parto.

    Devi uscire con il cambio della piccola, ma anche con il tuo!

    E poi ho sete, tantissima sete, e fame, tantissima fame. Ho messo in camera un cesto pieno di frutta fresca, frutta secca, grissini, crackers, qualcosa di comodo che riesco a mangiare anche a letto. Ho acquistato camicie da notte in più per avere il ricambio.

    Anche perché il latte è grasso e quando ti si asciuga addosso ha un odore sgradevole, perciò ogni volta che ti bagni ti devi cambiare.

    Eh sì, ti dovresti anche lavare, ma non sempre lo puoi fare. Io non riesco a farmi una doccia se non c’è in casa il mio compagno.

    E non dimentico quella ragazza che un giorno mi disse: “Esagerata, e cosa ci vorrà a farti una doccia?” e io risposi: “Magari ad altre mamme riesce, ma a me no.”

  • La casa è in disordine, io no

    La casa è in disordine, io no

    Più sono serena e stabile dentro, più riesco a tollerare il casino che ho intorno.

    Sembra che siano passati i ladri in casa invece c’è solo una quattrenne che gioca e butta tutto all’aria.

    La bambola deve fare il bagnetto, e tira fuori la vasca, il sapone, lo shampoo, l’asciugamano, il phon e tutto il necessaire. La bambola deve giocare, e via fuori dalla scatola i puzzle, i regoli, la carta e i pennarelli.

    Mi guardo intorno e non c’è un punto in tutta la casa dove mi viene voglia di fermare lo sguardo.

    In questo periodo sto dedicando molto tempo ai miei progetti e alla mia attività.

    Una volta avrei sclerato ma ora sono serena dentro. Faccio quello che riesco e va bene così.

    Mi sento fortunata per aver accolto la mia necessità di un percorso di crescita interiore.

    Quando le cose dentro sono in ordine, tutto quello che c’è fuori non disturba più così tanto.

    La casa è ancora in disordine, io no.

  • La tiroide mi ha costretta a farmi delle domande

    La tiroide mi ha costretta a farmi delle domande

    Una persona in un gruppo facebook di cui faccio parte, chiede consiglio per evitare di prendere un farmaco prescritto dal medico per l’ipotiroidismo.

    Avvio così una conversazione con qualche membro che le risponde.

    C’è chi dice di seguire ciecamente il medico perché la medicina fa miracoli, c’è chi dice di usare integratori naturali, c’è chi consiglia di togliere determinati cibi dalla dieta, c’è chi fa il nome di un professionista di fiducia e poi ci sono io, che credo nella medicina integrata.

    Che credo che una cosa non escluda l’altra ma è importante tornare ad ascoltarci, ascoltarci davvero, dentro, nel profondo.

    Perché il farmaco può servire ma è importante anche capire dove si origina il problema.

    La tiroide è bizzarra perché spesso si manifesta quando c’è già un altro problema in corso di cui non siamo a conoscenza.

    “È la comunicazione” dice qualcuno collegandosi al chakra della gola. Può essere, ma non basta.

    Quando qualche anno fa ho sentito le forze al minimo e l’umore altalenante, sono andata a fare le analisi del sangue e ho scoperto un’ipotiroidismo subclinico.

    Ho preso gli integratori che il medico mi ha prescritto ma ho anche fatto una valutazione energetica su me stessa per capire dove fosse realmente il problema di cui la tiroide mi stava informando.

    Ora non sto qui a indicare le varie parti del corpo coinvolte ma il succo del discorso era che non stavo esprimendo la mia creatività.

    Che fare solo la mamma e gestire la casa mi stava risucchiando nel vortice della tristezza e della demotivazione. Avevo bisogno di studiare, di scrivere, di strutturare i miei progetti.

    Ho parlato con il mio compagno di questa mia difficoltà e fortunatamente ha accolto subito le mie esigenze, ci siamo accordati su come dividerci i compiti familiari, di qualunque tipo e la mia energia è tornata a fluire.

    Questo per dire che va bene occuparsi del sintomo ma diventa una prigione se non andiamo anche a cercare le cause che l’hanno provocato.