Comprendo e chiudo la porta

Il non detto in una relazione divide più di ogni altra parola. Un’offesa, un’esternazione colorita, una litigata, almeno tirano fuori il nodo, mettono in luce il sommerso. C’è sempre tempo per fare “la pace”.

Ma il non detto, che resta lì come un pasto indigesto, nascosto, pronto a uscire dopo mesi, anni, è qualcosa a mio avviso di terribile, perché nel frattempo ha creato un marciume silente. Che schifo. Il non detto fa parte dell’immaturità.

“Non te lo dico, perché non mi prendo la responsabilità delle mie azioni, di me stesso, e do la colpa a te, di tutto. Do la colpa a te mentre osservo come ti muovi, come cammini, come procedi, come mordi la vita, mentre io resto spettatore passivo. Non vivo, ma sopravvivo.”

E quando si sceglie di non parlare, di non chiarire, di restare nel risentimento, quel malessere non resta confinato dentro di noi. Tocca inevitabilmente anche chi ti sta accanto.

Errore, grande errore.

Finiscono le relazioni dove non si parla, che siano di coppia, di amicizia o di lavoro.

Questi giochini non fanno più parte della mia vita. Una volta comprendevo e andavo avanti.

Ora comprendo e chiudo la porta. Proteggo la mia energia, proteggo me.

Intorno voglio solo limpidezza, maturità e chiarezza.

Non è più tempo di perdere tempo. E neanche energia.