Mamma! Mamma! Mamma!

Mammm-mma, maaaaa-mma. Il primo mamma ti scioglie, ti commuove, ti catapulta in una dimensione nuova e sconosciuta, un viaggio verso un ignoto d’amore.

È quando cominciano le domande, e le pretese, che la parola mamma vorresti non esistesse più, almeno è così per me.

Non mi sono mai divertita a contare le volte che la mia piccola m’ha chiamato mamma nell’arco di un’ora, figurarsi una giornata.

Mamma, ho fame. Mamma, ho sete. Mamma, guarda il mio disegno. Mamma, vieni a giocare? Mamma, guarda come sono bella. Mamma, dov’è la mia spazzola? Mamma, che fai a pranzo? Mamma, quando apre la piscina? Mamma, mi posso mettere il costume nuovo? Mamma, guarda, me lo sono già messo. Mamma, ma quando torna babbo? Mamma, ma dov’è andato babbo? Mamma, ma perché babbo è uscito? Mamma, posso mangiare un biscotto? Mammaaaa (pianto singhiozzante in sottofondo) Mamma, il biscotto si è rotto. Buaaaah. Mamma, ne posso prendere un altro? Mamma, non riesco ad aprire il barattolo, ma non voglio che mi aiuti. Mamma, mi apri te il barattolo? Mamma, ma ora è aperta la piscina? Mamma, ma che ore sono? Mamma, vieni a disegnare con me? Mamma, andiamo al parco? Mamma!… …

Questo da un po’ di tempo è il mio sabato mattina.

Ammetto di averne avuti di peggiori, comunque.